| Pubblicato su: | Il Regno, anno I, fasc. 31, pp. 1 | ||
| Data: | 26 giugno 1904 |

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Chi bada ormai più alla Spagna? Dopo Santiago essa è scomparsa dalla carta politica, se non è scomparsa dalla carta geografica. Il Rey nino che fa delle passeggiate fremebonde per il suo regno non è riuscito a scuoter l'Europa, e la minaccia di una rivoluzione repubblicana ha lasciati freddi i politici dei due mondi.
Ma se l'Europa non bada a lei, essa bada all'Europa. Anche la Spagna, mirabile dictu! ha una politica estera. O meglio l'aveva, perchè i fatti ora svelati risalgono a quattordici anni fa.
La Spagna non era allora, molto probabilmente, più forte che non sia oggi, le sue colonie erano lontane e in rivolta, le sue navi educavano alla tattica dell'esitazione l'ammiraglio Cervera. Eppure ci sono state delle nazioni che hanno consentito a un'alleanza col paese degli hidalgos disoccupati. Fra queste nazioni c'è stata l'Italia, e insieme con l'Italia le sue alleate imperiali, l'Austria e la Germania.
Nel 1890 la Spagna aderì alla Triplice e firmò un trattato coll'Italia col quale s'impegnava a non fornire nessun aiuto alla Francia in caso di guerra e prometteva di garantire l'equilibrio del Mediterraneo! Il trattato, dopo cinque anni, non fu rinnovato.
Lo deploriamo vivamente. Noi vivremo più tranquilli sapendo che gli incrociatori reduci da Cuba son pronti a proteggere le nostre coste. Non si sa mai quello che l'avvenire prepara, e Cervera, sarebbe indicatissimo come successore di Persane. E forse, su una caravella di legno, il piccolo re semi-tisico verrebbe a salvare la Spezia dall'invasione nemica.
Una cosa sola vorrei sapere: chi fu che non volle rinnovare il trattato, se la Spagna che non volle più degnarsi di far da guardiana all'Italia, o se la Triplice, avvistasi un po' tardi della propria ingenuità. Il secondo caso è più probabile: però non lo giurerei. Chi non sa che l'Italia, pur di non far la guerra, si alleerebbe anche colla Repubblica di S. Salvador? Tanto più che in questo caso c'erano anche gli affetti familiari. Non son anche la Spagna e l'Italia le due sorelle latine? Non son forse confuse e legate ormai nel famoso motto di Rossini? E non dovrebbe l'Italia esser riconoscente a colui che la salva dall'onta d'esser l'ultima nazione d'Europa?
Eppure, in una cosa la Spagna è stata a noi superiore in quest'affare. Del suo trattato colla Triplice, meno tre o quattro ministri, nessuno ha saputo nulla finora, e grandi sono stati lo stupore e lo sdegno sui banchi repubblicani per questo segreto così gelosamente serbato.
L'Italia invece ciarla troppo delle sue alleanze, delle sue amicizie, dei suoi ravvicinamenti e delle sue aderenze. Ma le chiacchiere non rendon forti, e tutti i suoi discorsi, se non son seguiti dai fatti, non le impediranno di scendere, in fatto di esercito di politica estera, al posto della Spagna. E allora non ci resterà neppure la consolazione di Rossini.
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